Archive for ottobre, 2009

L’arte del Feng Shui

domenica, ottobre 25th, 2009

istock_000003776132xsmall Il feng shui è un’antica arte geomantica taoista della Cina ausiliaria                 dell’architettura, affine alla geomanzia occidentale.

Non esiste una dottrina unificata o testi canonici sul feng shui, ma esistono numerose scuole che hanno sviluppato una serie complessa di regole.

Feng shui significa letteralmente vento e acqua, in onore ai due elementi che plasmano la terra e che col loro scorrere determinano le caratteristiche più o meno salubri di un particolare luogo. Secondo la filosofia del taoismo esistono due principi generali che guidano lo sviluppo degli eventi naturali, essi sono il Ch’i e l’equilibrio dinamico di Yin e Yang. Lo yin è il principio umido oscuro e femminile, mentre lo yang è il principio caldo luminoso e maschile. Nel feng shui lo yin è rappresentato dall’acqua e lo yang è il vento inteso forse più come respiro, in fondo acqua e aria sono indispensabili per la vita. Nel Feng Shui l’I Ching viene praticato nel Bagua quando si arreda l’interno di edifici.

Ci sono direzioni più propizie per le varie attività nella casa e nella vita, anche la forma e il colore di mobili e oggetti hanno assonanze con i 5 elementi. Ad esempio, secondo i principi del feng shui, una casa per essere ben costruita dovrebbe essere quadrata o rettangolare senza angoli o parti mancanti e con forma regolare, dovrebbe avere un dragotigre bianca ad ovest che possono essere anche da questa parte delle piante ma più basse, una tartaruga a Nord una collina o un grosso masso, e la fenice rossa a Sud che può essere un sasso con un filo rosso avvolto intorno. La parte nord della casa è considerato il lato corrispondente all’acqua e alla carriera. Ogni direzione ha una relazione con un aspetto della vita, famiglia, figli, amici, carriera e fama, aiuto da parte dei genitori, ricchezza ecc. verde ad Est, delle piante alte che proteggano questo lato.

Ai principi generali dell’acqua e del fuoco si sovrappongono molte regole dettate dalla tradizione e dalla superstizione, presenti anche nella tradizione popolare occidentale. Ad esempio un letto non deve rivolgere i piedi verso la porta perché porta sfortuna, perché è di solito la direzione in cui si mettono i morti quando vengono portati fuori da una stanza con i piedi avanti, ma la porta deve essere visibile stando sdraiati per poter dormire tranquilli. Al contrario la poltrona di una scrivania deve essere rivolta di fronte la porta, per poter vedere chi entra e lavorare così tranquilli. Le scale interne non dovrebbero rivolgersi verso la porta d’ingresso, altrimenti l’energia della casa sfugge all’esterno quando si apre la porta. Gli angoli di un edificio vengono considerati pericolosi se puntano verso le case vicine, in Cina addirittura le punte dei tetti sono rivolte verso l’alto.

In Cina ci si rivolgeva ad un esperto di feng shui per la scelta del terreno su cui edificare, per come orientare la casa e la porta principale in base alla data di nascita del capofamiglia, e per scegliere anche la data di inizio della costruzione e la data di trasferimento della famiglia nella nuova casa. Un esperto feng shui è inoltre in grado di valutare una casa dal punto di vista energetico e di decidere quali sono i “rimedi” da adottare per armonizzare l’energia all’interno della casa e portare alla famiglia che la abita prosperità e serenità. Le strade di una città dovrebbero essere curve, perché le strade dritte portano energia venefica, questo stile è presente in molte antiche città in tutto il mondo, costruite con strade curve per rendere difficili le invasioni.

l’esperienza Danese

sabato, ottobre 24th, 2009

Una esperienza di studio all’estero può essere molto utile per la propria formazione ed anche per il futuro inserimento nel mondo del lavoro, ecco perchè racconterò (non tanto brevemente) il mio erasmus in Danimarca.

Innanzi tutto precisiamo che ho effettuato questo scambio durante il secondo ciclo del 3° anno della laurea quinquennale in Ingegneria Edile/Architettura presso l’Università di Bologna. L’università ospitante è la Aalborg Universitet (AAU) della città di Aalborg nel nord della Danimarca. Aalborg è una città di circa 120.000 abitanti, piuttosto piccola rispetto a Bologna ma pur sempre la 4° più grande del paese scandinavo.

Aalborg

Presso questa università ho frequentato il corso di Architecture and Design all’ottavo semestre; esso infatti è organizzato in semestri e diviso in una laurea triennale (bachelor) e una specialistica biennale (master), quindi l’8° semestre corrisponde al primo semestre  della specialistica. Da tenere in conto è, inoltre, che la triennale è in lingua danese, la specialistica in inglese.

Ogni semestre è composto di un Minor Project solitamente individuale e molto breve (3 settimane circa) e di un Main Project a gruppi (4-6 persone) piuttosto impegnativo. Non esistono gli esami come qui in Italia, ma dei progetti. Infatti peculiarità del metodo di insegnamento dell’Università di Aalborg è il Project Based Learning (PBL) che viene applicato proprio in tutti i corsi (anche ad economia per esempio); spiegato molto brevemente, consiste nell’affiancare ciò che si impara a lezione con qualcosa di pratico, il project, da sviluppare a gruppi e che ricalca problematiche della propria futura occupazione. Non una grande novità per chi viene da facoltà di Architettura o Ingegneria Edile, anche se ad Aalborg insistono molto sulla particolarità del loro metodo.

Gli esami che mi sono (non acora) stati riconosciuti sono: Architettura Tecnica I e II e Coposizione Architettonica II (e rispettivi Laboratori); mentre i temi del Minor e Main Project erano rispettivamente Conceptual Architectural Design e Architectural Form, Space and Environment.

Il Minor Project è stato un progetto puramente architettonico e, come ci è stato spiegato, serve a “distogliere” gli studenti del corso dai soliti problemi di funzionalità, razionalità, stabilità che caratterizzano le fasi del progetto degli ingegneri per concentrarsi solo sulla forma architettonica, il concept e la poetica di un edificio. Detto in parole povere, non importava che l’edificio stesse in piedi, ma che si esprimesse! Il sito scelto per il progetto infatti è l’affascinante e suggestiva costa Est della Danimarca presso la costa della località di Hanstholm; la piccola abitazione da progettare doveva essere il luogo per un breve soggiorno di lavoro o vancanza per un Fotografo o per un Ornitologo. Ammetto che inizialmente è stato molto difficile pensare astrattamente e liberarmi da tutto ciò che mi era stato insegnato finora, ma è stato anche molto utile per stimolare un senso più artistico e architettonico di pensare.Model Da produrre per l’esaminazione finale era un poster A0 che illustrasse il concept, qualche pianta, e il risultato finale ed un modellino in scala 1:50 (che è stato una bella impresa siccome all’Università di Bologna pare siano passati di moda). Il tutto andava presentato davanti ad una commissione la quale, composta da insegnati e anche personaggi esterni, poi poneva alcune domande sul progetto.

Il tema del Main Project era la sostenibilità ambientale, incentrato particolarmente sulle Case Passive (Passive House). Il progetto era molto impegnativo, si partiva dalla scala Urbanistica (una grande area a sud di Aalborg) fino al dettagliamento degli appartamenti; ed era l’unico nostro impegno da marzo fino a giugno (a parte qualche lezione). Come potete immaginare il lavoro era parecchio, inoltre, siccome ad Aalborg insistono motlo sul metodo dell’Integrated Design era necessario integrare constantemente il progetto con delle verifiche od analisi di tipo tecnico (tramite appositi software) per soddisfare i requisiti necessari e realizzare infine un complesso urbano di edifici passivi. Eravamo assistiti da due supervisori, uno tecnico ed uno architettonico. L’obiettivo finale per l’esaminazione non era solo la produzione di tavole, come invece sono abituato, ma di un report, essenzialmente un libro contenente un accurata descrizione delle fasi del progetto e del risultato finale. Il lavoro di gruppo infatti era molto più incentrato a dettagliare e spiegare ogni singola fase della progettazione piuttosto che diretto verso il risultato finale. Questo talvolta  ha causato, a mio parere, una perdita di tempo eccessivo su certe fasi del progetto; ma allo stesso tempo alla definizione di concetti tipo il problem statement, la vision, il concept… molto importanti per conseguire i propri obiettivi. E’ possiblile scaricare il mio report integrale cliccando qui (aspettate perchè è motlo grande). Assieme ad esso era anche necessario un poster A0 di presentazione, le tavole tecniche, modello 1:100 di un edificio e modelli 1:50 degli appartamenti.

Gome già accenntato, ad AalGroupRoomborg il lavoro di gruppo è un tema di fondamentale importanza ecco perchè ogni gruppo possedeva una propria stanza ove poter lavorare, lasciare il materiale ecc.. proprio come se fosse un ufficio (c’era chi aveva computer, casse di birra, tavoli da calcetto, frigo…). Con l’avanzare del tempo si passava sempre più tempo nelle Group Rooms fino a che, il giorno prima dell’esame, praticamente tutti i gruppi vi hanno passatto la notte per lavorare. L’accesso alle strutture della facoltà era libero 24/24, in fatti muniti di badge elettronico potevamo andarci e starci quanto volevamo (lo stesso valeva anche per quasi tutti i laboratori).

Per quanto riguarda le lezioni, non sono affatto come i corsi che abbiamo qui; già il nome lectures che fa capire che non sono un qualcosa di continuo riguardo un argomento, bensì ogni volta poteva presentarsi un docente o personaggio esterno alla facoltà che spiegava un argomento nuovo. Tali argomenti sono decisi dal responsabile dell’esame (Main o Minor project) e trattano gli argomenti più disparati (pur sempre pertinenti col progetto), nel Minor per esampio abbiamo avuto lezioni su La Fotografia e il Tempo, Filosofia Zen… nel Main sulla Sostenibilità, Case Passive, Acustica, Illuminazione, Software che avremmo utilizzato… Questo porta a conoscere un sacco di cose, ma tutte in maniera, a mio parere, piuttosto superficiale. Penso che con un esame come Scienza delle Costruzione, ma anche solo una Analisi I gli studenti danesi non abbiano mai avuto a che fare; lo dimostra il fatto che le loro conoscenza a riguardo erano pressochè nulle (alcuni non sapevano calcolare una tangente).

Per quanto riguarda i software utilizzati, erano i più disparati e completamente a discrezione degli studenti. Per la modellazione: 3D Studio MAX, Rhino, SketchUp, Archicad e Vectorworks sono i principali (ho avuto l’onore di introdurli a Revit ^^). Per la presentazione quasi esclusivamente Illustrator, Photoshop e InDesign; anche le tavole tecniche erano rifinite tutte con Illustrator creando effetti molto piacevoli. Le loro capacità a riguardo sono molto variabili: c’era l’esperto modellatore 3D che faceva cose paurose in pochi minuti e quello che non sapeva fare nulla in 3D, in generale comunque riuscivano spesso a ottenere ottimi risultati nelle tavole di presentazione (anche se con render molto sempliciotti) . Per quanto riguarda i software di analisi tecniche consigliati o utilizzati: PHPP, Bsim, DIAL Europe, Dialux, IES, ECOtect, Radiance. Di cui alcuni sono specifici per gli standard danesi (Bsim..) e altri per la certificazione della casa passiva (PHPP).

In complesso l’esperienza è stata estremamente positiva, penso che vedere e soprattutto vivere in prima persona un’altra metodologia di lavoro e progetto sia estremamente importante. Mi ha permesso di imparare cose nuove, vedere alcuni limiti del nostro metodo d’insegnamento e di scoprirne nuovi. Con questo non voglio assulotamente dire che un metodo sia meglio dell’altro, anzi, personalmente penso che la cosa migliore sarebbe una via di mezzo. Qui in Italia ritengo che talvota si vogliano approfondire troppo certe materie tecniche dando poca importanza alle fasi del progetto. Ad Aalborg invece il procedere con progetti di gruppo a portato a conoscenze molto differenziate e un po’ superficiali. D’altro canto sono molto fiero di sapere come si deducono le equazioni di Navier, e sono convinto che riflettere un po’ di più prima di iniziare un progetto sia di estrema importanza.

EUROPA SYMPOSIUM al SAIE 2009

sabato, ottobre 24th, 2009

Con la presente segnaliamo la diciottesima edizione
dell’EUROPA SYMPOSIUM
che si terrà presso la Fiera SAIE di Bologna
Palazzo Congressi, Sala Bianca
Venerdì 30 ottobre, a partire dalle ore 9.30

L’Europa Symposium è l’unica iniziativa nel settore dell’edilizia ecologica che vanta 17 edizioni consecutive, spesso con sessioni contemporanee in diverse città europee.
Grazie anche al coinvolgimento, in 17 anni, di migliaia di professionisti che hanno colto indicazioni, suggerimenti, strategie tecniche, lo scenario è mutato: molti nuovi obiettivi sono entrati nell’orizzonte quotidiano e l’ecologia tra questi. Man mano che l’architettura, ordinaria e straordinaria, acquisisce connotati di sostenibilità, le problematiche si intrecciano. Quest’anno il 18° Europa Symposium ne indaga le relazioni con la tecnologia le risorse, il tessuto connesso.

Tema del convegno sarà
BIOARCHITETTURA: ARCHITETTURA VIVENTE
PROGETTARE LA NORMALITA’

Tra gli importanti relatori, Christian Schaller, Andrea Masullo, Enzo Tiezzi, Carlo Monti, Wittfrida Mitterer, segnaliamo la presenza di
Nikos Salìngaros
dell’Università San Antonio, Texas
e
Andreas Von Zadow
Architetto ed Urbanista di Berlino

Durante il convegno sarà presentata l’ECOFFICINA di Bioarchitettura: un pool di aziende, leader nel proprio settore, volte al tema del costruire ecosostenibile e biocompatibile. L’ECOFFICINA offrirà un servizio di consulenza gratuita rivolta a privati o imprese, per l’applicazione di materiali e tecnologie in Bioarchitettura.

Il grande incremento che negli ultimi anni ha caratterizzato la diffusione di tecnologie e materiali attenti alle problematiche della biocompatibilità e dell’ecosostenibilità, infatti, incontra tuttavia alcuni importanti ostacoli riferibili a complessità delle soluzioni, resistenze a discostarsi dalla consuetudine, scarsa padronanza delle metodologie applicative, difficoltà nel reperire informazioni rispondenti. Tecnici ed esperti, in una serie di mini dibattiti, illustreranno alcune tra le tecnologie più centrali nella pratica dell’edilizia ecologica.

Evento organizzato da:
ISTITUTO NAZIONALE DI BIOARCHITETTURA

Con il sostegno di:
UNIVERSITA’ DI BOLOGNA – DIP. ARCHITETTURA E PIAN. TERR.
REGIONE EMILIA ROMAGNA
ALINEA EDITRICE FIRENZE

Concrete tour 2009

sabato, ottobre 24th, 2009

ITINERARI BOLOGNESI DEL CALCESTRUZZO NEL NOVECENTO

Il cemento armato è tra le più tipiche espressioni costruttive del secolo ventesimo. Per conoscere in modo meno superficiale alcune delle architetture più importanti del Novecento, Bologna Fiere, SAIE Concrete in collaborazione con l’Istituto Beni Culturali della Regione Emilia-Romagna, ha organizzato due giornate di visite ad alcuni edifici bolognesi, rappresentativi di diverse stagioni dell’utilizzo del cemento armato: dagli esordi, caratterizzati dall’uso innovativo della nascente tecnologia, alle realizzazioni del secondo dopoguerra, firmate da due dei più noti progettisti italiani dell’epoca, fino alla diffusione più larga degli anni Sessanta e Settanta, dove la lezione di Le Corbusier e di altri maestri del Movimento moderno conferisce al cemento armato un forte valore espressivo e formale (brutalismo), col trattamento di strutture e superfici “faccia a vista”.

Programma
Giovedì 29 ottobre ore 14.30 – Piazza Costituzione
Gli esordi dell’utilizzo del calcestruzzo e prime applicazioni d’autore in periferia
A cura di Paolo Frabboni e Federica Legnani

•Villa Gina, di Attilio Muggia (1900)
•Chiesa Sacro Cuore Immacolato di Maria, di Giuseppe Vaccaro (1955-65)
•Manifattura Tabacchi, di Pier Luigi Nervi (1952)
Visita in pullmann. Le prenotazioni possono essere effettuate entro e non oltre il 26 ottobre scrivendo a concretour@bolognafiere.it Chi partecipa alla visita avrà diritto ad un biglietto ingresso omaggio.

Venerdì 30 ottobre ore 14.30 – Piazza Costituzione
Gli anni ’70: la grande diffusione del calcestruzzo. Edifici direzionali e culturali sulla direttrice nord

A cura di Daniele Vincenzi

•Padiglione Esprit Nouveau, di Le Corbusier (ricostruzione 1977)
•Palazzo degli Affari, di Benevolo-Giuralongo-Melograni (1962-67)
•Fiera District, di Kenzo Tange (1967-74)
•Palazzo dei Congressi, di Melchiorre Bega (1975)
•Galleria d’Arte Moderna, di Leone Pancaldi (1975)
•Palazzo degli Uffici, di Enzo Zacchiroli (1972-74)
Visita a piedi. Le prenotazioni possono essere effettuate entro e non oltre il 26 ottobre scrivendo a concretour@bolognafiere.it Chi partecipa alla visita avrà diritto ad un biglietto ingresso omaggio.

http://www.saie.bolognafiere.it/bologna/tour/

Blog Online!

sabato, ottobre 3rd, 2009

Dopo il restyle del sito ufficiale ecco arrivato anche il blog ufficiale!

Saranno trattati principalemnte argomenti di Architettura, Design, Ingegneria ma soprattutto Coputer Grafica; non mancheranno diversi Tutorial per apprendere al meglio le tecniche usate dai Five Core.